Dizionario Ladino d'Oltrechiusa - Italiano   inizio

 

Totale lemmi: 257


(a)l pron., atono di 3a pers. m. sing.. usato in luogo di al con gli ausiliari (é, à), i tempi dei vb. composti e i predicati con inizio in vocale (da molti come regola fissa, * al3). Nella co­struzione indiretta può essere usato come sogg., senza il pron. tonico; sempre seguen­do il disposto accenato: - é bon, (egli, esso, lui) è buono. - à ma­gnà, ha mangiato. - oco­re, (quell`ogg.) occorre.

lira (-res) f. arc., libbra, unità di valore (1 lib. = 20 soldi) e di peso (1 lib. = circa 516 gr.). INVV., 1516, … unum cereum cerae ponderis unius librae; 1611, … libras tres denario­rum parvo­rum.

la beata santa cruós intr., la beata santa croce!

la fesànta inter. (letter.: la fede santa), usata per dare maggior peso a un discorso senza dover giurare.

la fòra avv., fuori là.

la sera dei casonziéi (S.) * casonzèl.

la¹ art. f., la, che rimane invariato al pl. (- can­bra, - canbres; - strada, - strades), con la sola eccezione delle mani nella loc.: tòlelo, cenelo par le man, prendilo, tienilo per le mani nel sign. di tenere per mano. La vers. al pl. esisteva davanti ai sost. con inizio in a, e; ne è rimasta traccia nei sost. acqua, anima, erba e a S. nella corruz. di ala, esala, ala; ava, esaa, ape (* sing. voci).

lಠavv., là, costà, costì.

la³ (les) pron. f. 3a pers., là, lei, ella.

la&sup4; (les o less) pron., pron. atono di 3a pers. sing. f., usato come l`analogo m. (* al). Ela – fas, lei fa. Ela l à; l é, lei ha; lei è. Nella co­str. indir. può sostituirsi al pron. tonico come sogg., apo­strofato ove occorra: - é duda (l é); - à (l à) dor­mì, (lei) è andata; (lei ha) dormito.

lacàin (V.) * boligàna.

ladarón (-roi) o lasarón (f., a) m., lazzarone.

ladìn¹ m., ladino, il nostro idioma.

ladin², a agg., agile, agevole, svelto, scorrevo­le.

ladó avv., laggiù, costaggiù.

ladrarìa (-riès) f., ladreria; frode.

làdro, a agg., ladro.

ladrós, sa agg., detto di sistema, affare, impresa non molto chiara.

làgna (-gnes) lagna, persona piagnucolona, lamentosa, prolissa.

làgno (-gne) m., lagnanza; lamentela.

làgrema (-mes) f., lagrima; stilla, goccia. Dàmeno na -, dammene una goccia.

làgremes f. pl., resina dell`abete bianco.

lagrimà intr. 1, lacrimare per malanno agli occhi o irritazione da fumo, cipolla od altro e in senso fig., esser riuscito ad ottenere qualcosa a fatica. L à senpre i guoie che lagrimea, ha sempre gli occhi che lacrimano, detto di chi è affetto da malattie oftalmi­che.

laìa B.V., lavìa, avv. colà, ivi. Laiadelà, B.V., laviadelà, oltre là, oltre colà.

laiéze (-zes) B.V., laviéze, m., laveggio, paiolo in bronzo appog­giato su 3 piedi, usato per cuoce­re il burro da conservare.

Làio m., Laggio di Cadore.

làipo (-pe) B.V., lèipo, m., reci­piente che contiene l`acqua nella qua­le gira la mola da arrotare. A B.V., ha anche significato di trogolo, mangia­toia del maiale (* nàuze).

laìze loc., lì dentro; la dentro, den­tro là.

làla (-les) f., zia nel lessico infanti­le.

làma (-mes) f., lama; parte tagliente degli utensili; lama dentata della sega. - da listes, lama da applica­re agli scivoli della slitta.

lamentà tr. 1, deplorare. R., lamentarsi per do­lore, torto, ingiustizia patita; cattiva condotta di persona vicina o famigliare; dispiacere, angheria subita.

lamentèla (-les) f., lamentela.

laménto (-te) m., lamento.

lamerìn m., lamierino.

lamiéra (-res) f., lamiera.

lana f., lana. L é na – opp. na bona -, è una lana o buona lana, detto di pers. scaltra, furba, astuta.

lanbicà tr. 1, lambiccare, tentare magari inutilmente di riuscire a trovare un pensiero diverso da attuare per uscire da una situazio­ne.

làndro (-dre) m., antro, sporgenza di rupe che offra riparo.

landrón (-droi) m., corridoio lungo e buio.

langér (-res) V., langhiér, m., lunga pertica uncinata in uso fra gli zattieri per disincagliare i tronchi intasati da qualche ostacolo o tirarli a riva durante la fluitazione. ACC 1530, ... an­ghiér.


 

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