Dizionario Ladino d'Oltrechiusa - Italiano   inizio

 

Totale lemmi: 483


masiéra (- res) f., sassaia; mucchio disordinato di sassi; strada sassosa.

masnàda (- des) f., masnada; ciurmaglia; ragazzaglia dispettosa, insolente.

masnadiér m., masnadiere; ragazzo dispettoso, insolente, attaccabrighe.

màso * màs.

masón f., stecca del pollaio dove dormono i polli.

màssa avv., troppo; eccessivo. Al bee -, beve troppo, eccessivamen­te. L é anche – brao par l età che l à, è anche trop­po bravo per l`età che ha.

massacrà tr. 1, massacrare; rovinare irreparabilmente. R., sfinirsi, esaurirsi per troppo lavoro.

massàcro (- cre) m., massacro, scempio.

massarìes f. pl., indumenti; vestiario.

masselà (- las) m., dente molare.

massèla (- les) f., mascella, mandibola.

màssima f., massima; regola fondamentale.

massimaménte avv., massimamente; soprattutto; massime.

màssimo, a agg., massimo.

massìze, a agg., massiccio, mas­sello. Oro -, oro massiccio, non placcato.

masteà tr. 1, masticare; reprimere faticosamente stizza per un tor­to patito; rugumare.

mastèl (- tiei) m., mastello. - da lessìa, mastello grande per fare la liscivia.

mastelèr m., mastellaio.

matàda (- des) f., mattana; bur­la; scherzo.

màto, a agg., pazzo; esaltato; in­cosciente.

matón (- toi) m., mattone. An sora -, sopramattone (muro). - forà, mattone forato.

matrìze f., utero; matrice.

matùrlo (- le) o maturlón m., mattacchione; estroso; allegro; ca­poscarico.

mazà tr. 1, ammazzare, uccidere; abbattere. R., suicidarsi. Figur., scannarsi a furia di lavorare.

màza¹ (- zes) f., mazza; vincastro (* vìsca); verga, correntino di legno di 3-4 m. usato per la lega­tura di carri (* - da fen). - de pagogna, bacchetta di liburno flessi­bilissima. - de venco, bacchetta di vimine.

màza² de fèr f., maglio; mazza­picchio.

màza³ de lén * mazùia.

mazàda (- des) f., mazzata; legnata.

mazaràncio m. arc.,stanga; sbarra; cancello girevole (e forse anche il reggipaiolo del focolare), * nì­cio.

mazarguó m., folletto protagonista delle fiabe che si raccontano; creatura di indole burlesca, scherzosa e a volte malvagia per certe situazioni in cui faceva spesso trovare le sue vittime tanto che: zapà inze chela de -, mettere il piede nell`area di influenza del – significa ancora adesso sconfinare dalla realtà.

màze (- zes) m., mazzo. Fai, B.V. fei duto n -, fare un unico mazzo.

mazèrco o podìs m., nome di entrambe le specie di Dafne (Daphne cneorum e mezereum).

màzes da fén f. pl., verghe di faggio o altro legno duro da foglia lunghe circa 3 m. con diametro di circa 3 cm., usate in numero di 6, tre per lato in lungo e distanziate sotto le funi, per ottenere una legatura più solida e omogenea del carro di fieno.

mazòcia (- ces) f., pannocchia di granturco.

mazocìn m., tutolo di pannocchia. Pipa de -, pipa ricavata dal torsolo della pannocchia.

mazucà tr. 1, baruffare; azzuffarsi.

mazuchèl m., raponzolo selvatico (Phyteuma spicatum).

mazùco * maiùco.

mazùia (- ies) f., mazzapicchio in legno usato specie per spaccare legna, detto di pers. dalla testa dura, testona (* màza de lén).

mè¹ (miéi) agg. pron., mio. Chesto l é -, questo è mio. - fardel, S. fradel, mio fratello (l`agg. si omette sempre con padre, madre, nonno, zio, zia, giacché è sottointeso che si parla del proprio padre, nonno, madre, ecc. dei quali non ce n`è che uno. Non si dice infatti: mè pare mè mare mè nono; è sufficiente l`art.: al pare, ecc.; tuttavia per dare maggior chiarezza ed evitare equivoci si può far seguire l`agg. all`art. e sost.: al pare mè; la mare mea (pre­messo al sost. l`agg. rimane invariato; posposto come in questo caso deve concordare in gene­re e numero); al nono del pare (paterno), al barba Tizio o Caio. Questa regola non vale invece in tutti gli altri casi compreso il fra­tello anche se fosse quello solo: mè fardel; mè sorela, ecc. Il siste­ma contr. che si va diffondendo è un`insulsa imitazione dei dialetti veneti.


 

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